2012
01.28

Minnie ha già detto sì e con lei anche molte persone del mondo reale che hanno deciso di sposare l’arte, le idee, le opere di Max Papeschi. Un personaggio controverso, anche molto criticato. In questa intervista ArsLife ha deciso di provocarlo per scoprire il vero significato dei suoi lavori e non solo.
La sua ultima mostra “Exit form heaven” – ispirata a “Made in Heaven” di Jeff Koons e conclusa il 14 Gennaio – ha riscosso successo. L’ennesimo. Le sue opere sono richieste da molte gallerie d’arte, anche all’estero. Ad un certo punto ci siamo chiesti: “Chi è realmente Max Papeschi?” Scopritelo con noi.

Max, come sei diventato artista e perché hai scelto proprio questa strada per esprimerti?

Il mio approdo al mondo dell’arte in senso stretto è accaduto abbastanza recentemente, e in maniera del tutto casuale. Avevo creato nel 2008 una pagina su Myspace che doveva servire a promuovere uno spettacolo teatrale che stavo scrivendo. Per dare forza alla pagina promozionale avevo realizzato con Photoshop delle immagini che rappresentassero il senso dello spettacolo che stavo scrivendo, una gallerista di Milano mi ha contattato e chiesto di esporle nella sua galleria. Ho accettato e così è cominciata questa nuova avventura.

Tu arrivi dal mondo della comunicazione. Come mai non hai deciso di fare il pubblicitario, di continuare la tua attività di regista o cose del genere?

Anche l’Arte è comunicazione a mio avviso o quantomeno dovrebbe esserlo, dunque non  vedo una netta distinzione tra quello che facevo prima e quello che faccio oggi, alla faccia delle teoria di McLuhan, credo di aver cambiato il medium ma non il messaggio. Semplicemente muovendomi in questo campo ho una maggiore libertà di espressione e non devo rendere conto dei contenuti del mio lavoro a qualche produttore televisivo semianalfabeta.

Anni fa avresti mai pensato di riscuotere così tanto successo con le tue opere?

Anni fa le opere che mi hanno dato questa visibilità  non esistevano neppure. In effetti non ho mai contemplato seriamente l’idea di entrare nel mondo dell’arte contemporanea fino al 2009, e a quel punto avevo già riscosso un discreto successo.

Secondo te perché è accaduto? Qual è il tuo segreto?

Non ne ho la più pallida idea, penso di essere capitato al posto giusto nel momento giusto, tutto qui. Il successo è fondamentalmente una questione di culo. Io l’ho rincorso per moltissimi anni nel cinema e invece è arrivato nell’arte quando meno me l’aspettavo.

Tu sei un provocatore ma in realtà i messaggi che vuoi far arrivare con i tuoi lavori sono sempre profondi. Qual è la cosa che ti infastidisce di più di questi tempi moderni e dell’occidente? Quella che secondo te, in questo fantomatico progresso, in realtà dovrebbe farci vergognare?

Non ragiono mai in termini di “provocazione”, cerco semplicemente di raccontare le cose per come le vedo. Mi interessa portare allo scoperto i paradossi e le ipocrisie di una società che costruisce il consenso grazie a potenti mezzi di comunicazione di massa.

La tua ultima mostra “Exit form heaven” (video “porno” annesso con Topolina), che si è conclusa il 14 Gennaio, ha riscosso un grande successo. Come è nata l’idea di sposarti con Minnie e perché questo gesto?

Il progetto “Exit from Heaven” è direttamente ispirato, anche nel titolo,  al progetto “Made in Heaven” realizzato da  Jeff Koons insieme a Ilona Staller alla fine degli anni ottanta. Koons celebrava il trionfo dell’edonismo reaganiano, un mondo apparentemente paradisiaco, ma è proprio in quel periodo storico che si ponevano le basi per il crollo dell’impero occidentale. Oggi tutti i nodi sono venuti al pettine ed è giunta l’ora della cacciata dal paradiso. La deflorazione di Minnie Mouse è un atto simbolico che evidenzia la perdità della verginità/innocenza da parte di una delle più rassicuranti icone dell’Eden immaginario in cui credevamo di vivere.

Ti sei ispirato a Jeff Koons e al suo matrimonio con Cicciolina.. In Italia – e nel mondo dell’arte contemporanea – si parla tanto d’innovazione e poi si finisce sempre per riproporre qualcosa di già visto..non credi?

Non sono d’accordo. Mi ricordo che solo quindici anni fa si parlava del concetto di “fine della storia”, dopo l’11 settembre, due nuove guerre in medioriente, la spaventosa crisi economica occidentale e le recentissime rivolte nel Nord Africa scoppiate grazie ai social network, questa ipotesi è diventata decisamente implausibile. Gli artisti, gli scrittori, i registi  che raccontano il succedersi degli eventi e i cambiamenti della nostra società avranno sempre qualcosa di nuovo da dire, la loro comunicazione potrà essere veicolata tramite mezzi tradizionali o tecniche innovative ma non bisogna confondere la forma con il contenuto.

Di questi tempi – se il tuo intento è comunque quello di stupire e trasgredire – che cosa toccherà inventarti se già la vita di tutti i giorni, la realtà che ci circonda e la politica in sé sembrano diventati un eterno porno e spesso una vera e propria follia..

Il mio intento non è mai stato quello di stupire e trasgredire. Siamo nel 2012, abbiamo già visto di tutto: un orinatoio esposto come opera d’arte, la merda inscatolata, pesci imbalsamati venduti al costo di un palazzo nel centro di Londra, pupazzi di bambini impiccati in piazza, animali vivi torturati nei musei, ecc. Sarebbe stupido oggi ragionare in termini di “provocazione”, chi potrebbe ancora sentirsi provocato oggi? Il mio lavoro vuole essere semplicemente un’analisi delle realtà circostanti, che poi i giornali gridino allo scandalo riferendosi alle mie opere è solo una loro strategia di marketing che serve ad attirare l’attenzione del lettore.

Cosa pensa Max dell’estetica e del concetto di bellezza?

Nel mio lavoro la “cura estetica” è parte fondante del messaggio. Faccio il verso al linguaggio pubblicitario che è curatissimo, dunque le mie opere non potrebbero essere poco curate. Però non credo che estetica e bellezza facciano parte dello stesso concetto.

Quali sono i tuoi mentori? A chi ti ispiri (se ti ispiri a qualcuno) e quali sono i tuoi artisti preferiti, contemporanei e non..

Tenuto conto del mio background nel mondo dello spettacolo, penso di essere stato influenzato solo parzialmente sia dagli artisti del passato che da quelli contemporanei. Quando penso ai “grandi maestri” mi vengono in mente Kubrick, Petri e Tarantino più che Giotto, Picasso e Koons.

Secondo te come si decide e chi decide il valore di un’opera d’arte? Ci pensi mai quando inizi a lavorare ad una tua opera?

Bisognerebbe prima capire cosa si intende per “valore” di un’opera in senso assoluto. Cosa lo determina, il consenso della critica? Il consenso del pubblico o il prezzo? La verità è che parte della critica può essere comprata e il pubblico facilmente indirizzato. Un termometro significativo potrebbe essere il prezzo ma anche questo può essere pilotate da galleristi potenti. Oggi il fatto stesso di avere un gallerista affermato rende un artista affermato. Si dice che il tempo sia galantuomo, forse la persistenza nella memoria collettiva per un lungo lasso di tempo potrebbe essere un parametro di giudizio credibile, per tutto il resto c’è Master Card.

Che progetti hai in mente per il futuro? Hai qualche anticipazione da darci? Un sogno nel cassetto ancora non realizzato?

Per la prima parte di quest’anno sono previste mie personali a Città del Messico, Sassuolo, Kiev, Pietrasanta e Milano. Inoltre continuerò con una serie di collettive e fiere in giro per il mondo. Ho un calendario abbastanza fitto e ci saranno tantissime novità non solo nei contenuti ma anche nella forma. Sto pensando seriamente di veicolare parte del mio lavoro attuale tramite altri media, già da me praticati in passato, come il Teatro e il Cinema, vedremo.

Dejanira Bada

2011
12.23

★ Merry Fucking Christmas ★

2011
11.27

Leo Galleries presenta:

EXIT FROM HEAVEN

Max Papeschi Solo Show

A cura di  Igor Zanti

Dal 29 Novembre  al 23 Dicembre  2011

★ Vernissage: Giovedi 15 Dicembre 2011 ★

Leo Galleries - Via de Gradi 10 Monza

T +39(0)39 5960835

info@leogalleries.com

Catalogo in Galleria

In Max I trust

di Igor Zanti

All’inizio si poteva trascurare o non farci caso. Dopo circa un anno la presenza si stava facendo ingombrante, ed ora, a distanza di tre anni dalla sua prima e casuale – per sua stessa ammissione – mostra personale è diventato inevitabile occuparsi di Max Papeschi.

Molti lo amano, molti lo odiano, moltissimi lo invidiano.

Vi è una nutrita schiera di Max Papeschi addicts, che lo seguono come una rock star, si fanno fotografare con lui, intasano la sua bacheca di Facebook, come vi è un gruppo di detrattori che riducono il suo lavoro ad una trovata scandalistica finalizzata alla vendita di opere considerate brutte e mal fatte. Gli invidiosi sono, invece, degli amanti rifiutati, delle volpi troppo grasse o troppo pigre che non riescono ad impegnarsi per raggiungere il tanto agognato grappolo d’uva e allora, come da tradizione, lo disprezzano.

Ho osservato Max per circa un anno e mezzo prima di contattarlo. Il suo lavoro mi incuriosiva, il suo essere onnipresente mi affascinava, la quasi voluta ingenuità e l’apparente sciatteria nella realizzazione delle sue immagini, che tanto mi ricordavano gli amati collage di Hannah Hoch e ancor più le opere di quel genio misconosciuto di John Heartfield (non a caso la Hoch e Heartfield sono entrambi esponenti del Dada berlinese), arricchivano il suo lavoro, a mio parere, di una serie di rimandi interessanti.

Per me Max è un laboratorio di creatività vivente, è un topolino bianco che seguo e di cui annoto i comportamenti come un ricercatore del CNR. Non è un artista, ma sta diventando lui stesso un manufatto artistico, incarnando il suggestivo e visionario precetto estetizzante di trasformare la propria vita in un’opera d’arte.

Per quanto con mille resistenze, osteggiati dai complessi d’inferiorità di addetti ai lavori che non riescono ad aprire la propria mente oltre un rassicurante paupero-minimalismo, bisogna prendere atto, se si vuol cercare di comprendere il contemporaneo, che il comunicare e la comunicazione sono componenti estetiche.

Oramai da quasi cinquant’anni e, forse, da qualcosa di più, se teniamo conto che questa tendenza è stata inaugurata da Marcel Duchamp e dalla sua Eau de violette, la bellezza (in una dimensione di pura teoria estetica) corrisponde sempre più con ciò che è appropriatamente comunicato.

Ricordiamoci – questo è un dato che non andrebbe mai dimenticato quando parliamo di arte contemporanea – che il più acclamato tra gli artisti viventi e il maggiore esponente del YBA, Damien Hirst, deve il suo successo e il riconoscimento qualitativo delle sue opere al fatto di avere come maggior collezionista e mecenate Charles Saatchi, non a caso uno dei guru della pubblicità a livello mondiale.

In questo contesto il lavoro di Papeschi risulta essere veramente interessante e stimolante, e, come si è detto, incarna il vero senso dell’hic et nunc, offrendoci la possibilità di osservare nel suo evolversi la nascita  di una pagina di storia dell’arte contemporanea.

Credo che Max faccia un buon lavoro, come credo che pane e Nutella siano la miglior merenda per un bambino o che uno yogurt alla mattina aiuti la mia regolarità.

D’altronde Max non fa nient’altro che essere un po’ cattivo in un mondo che, formalmente, rifiuta la cattiveria e premia l’ipocrisia.

Ma non era questo il ruolo del giullare o, come mi è capitato di scrivere in passato, del Pasquino, e quindi l’azione di Max non è frutto di una necessità dell’oggi, ma ha illustri predecessori, forse perché ogni epoca ha bisogno dei suoi giullari e dei suoi Pasquini.

L’inconsistenza e la fatuità che vengono riconosciute alle opere di Max risiedono nel fatto che il suo lavoro sia troppo visto e visibile, sia troppo facilmente leggibile, troppo popolare o pop, ma a questa stregua dovremmo dire che anche la leonardesca Monnalisa è un’opera di scarsa qualità, poiché la sua fortuna critica è frutto di una campagna pubblicitaria ante litteram che ha le sue origini in sdilinquimenti di sapore estetizzante di un gruppo di intellettuali francesi tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento.

Forse il problema è che il lavoro di Max Papeschi non ha bisogno, in apparenza, di libretti d’istruzione, che è immediatamente comprensibile, che ha una penetrazione che supera le merlate mura di alcuni asfittici ambienti dell’arte contemporanea, per giungere in maniera distinta a tutti. Ma, d’altronde, non ho bisogno di essere un esperto di miscele di cacao per sapere che la Nutella è veramente buona.

Io in Max Papeschi credo. Mi piace, m’interessa e mi diverte, e se questo è segno di superficialità o di non intendersi d’arte, pazienza. Preferisco rimanere in superficie e guardare come gira il mondo o farmelo spiegare da Max, piuttosto che morire soffocato sotto un cumulo di stracci stantii, abbandonati da quarant’anni.

2011
09.27


Pizza, Mafia, Spaghetti and now: Bunga Bunga. After centuries a new word is added to the list of the stereotypes about Italy. The Milanese artist paints the true face of this country almost unrecognizable, a nation in decline that says goodbye to its culture, freedom and past.

Once again Abnormals Gallery Berlin opens its doors to the provocations of Max Papeschi. The pest of contemporary art will present a special exhibition / event entitled “Bunga Bunga Republic” at the German base of the gallery in Linienstrasse 154 (Berlin-Mitte), in an emblematic date, 11/11/11. Starting from h19.00.

The exhibition, curated by Clarissa Tempestini and in collaboration with Cell63 Art Gallery, is the first taste of a series of events included in the “Banana Republic Project” by Max Papeschi, an investigation into the pale face of Italy and its confused moral.

The show will also feature a group exhibition of international guests, entitled “Die Schwänze, die Trompeten, die Zwerge und die Tänzerinnen”, who will display artworks related to the scandalistic Italian reality, expressed from different points of view. On top of everyone, there will be the projection of some sketches taken from “Bye Bye Berlusconi”, a guerrilla comedy directed by Jan Henrik Stahlberg e Lucia Chiarla, presented in 2006 at the Berlin International Film Festival, (Berlinale), distributed all over the world and censored only in Italy. The two directors will be present at the opening.

Some of the artists that will take part to the group show:

Barbara Fragogna (Tacheles Art Director, Italia), Carmen Consoli (Italian Singer), Nike Brass Alghisio (Italia), Giuseppe Montalbano (Belgio), Vacon Sartirani (Italia), Boris Eldagsen (Germania), Francesco D’Isa (Italia), Lia Pascaniuc (Italia), Debora Villa (Italia), Alice Olimpia Attanasio (Italia), Enrica Berselli (Italia), Valeria Sanna (Italia), and more…

The event will also be the stage for the official presentation of Ikonoklasta, concept-performing webmagazines of artistic exploration, a contemporary art factory, which will be launched in the first months of 2012. The vernissage of the show will be transmitted live in streaming on Ikonoklasta website (http://www.ikonoklasta.com/).

Within the walls of Abnormals Gallery a mirror will reflect Italian society in all its chilling shades. The most glamorous horror of the world is served.

Furthermore, there will be the premier of the video “Oca del Re”, (“King’s Goose”), starring Deborah Villa, comedienne in cinema, theater, radio and Italian TV shows. Strongly active on social themes, Deborah is the testimonial of the no-profit organization “Cerchi d’acqua” (“Circles of waters”), which fights violence against women and against the vision of the women as an object. “Oca del Re” is also the title of Debora’s first album, anticipated by the video directed by Duccio Forzano, written by Deborah Villa, Alessandra Torre and Francesca Micardi, music by Claudio Guidetti.


11 – 11 – 11

Abnormals Gallery

Berlin Mitte  - Linienstraße 154  - h.19.00

In collaboration with Cell63 Art Gallery

E-mailberlin@abnormalsgallery.com cla.tempestini@gmail.com

Wesite: www.abnormalsgallery.com


2011
08.03

2011
07.05

La vita è meno ordinaria a Peschiera del Garda: arrivano le opere dell’incontenibile Max Papeschi a “NoneArt”.

Dal 18 Luglio al 10 Agosto 2011 nella città veneta approda la mostra “Life less Ordinary”, uno sguardo sulla storia del ‘900 come non l’avete mai vista sui libri.

Max Papeschi, artista milanese simbolo dell’arte del nostro tempo, sbarca sulle rive di Peschiera del Garda con la sua poetica caustica e incisiva. Dal 18 Luglio al 10 Agosto 2011, l’associazione “NoneArt” presenta la mostra “Life less Ordinary”, presso il Sottotetto Caserma dell’Artiglieria di Porta Verona. Una riflessione incensurata e sarcastica sul nostro passato, che noi vorremmo logico e sconfitto, ma in realtà è folle e non può essere piegato né sepolto.

La mostra, curata da Clarissa Tempestini, è stata profondamente voluta dal responsabile di “NoneArt” Flavio Facincani, che da tempo segue le avventure stilistiche e mediatiche di Papeschi. Un interessamento che va oltre il lavoro visivo, bensì è scaturito dagli scioccanti significati espressi con impeccabile semplicità. Dalla sua nascita nel 2005 l’associazione ha sempre cercato di mostrare un’arte che dialoghi con le persone, a livello emotivo e sociale, estetico e pubblico e che abbracci un sentire individuale e allo stesso tempo collettivo.

La serie di opere esposte è un indagine sulla scansione degli eventi del secolo scorso, dove le immagini dei fatti che hanno cambiato il mondo si susseguono incorniciate nelle copertine dell’autorevole rivista “Life”. Ma i volti di eroi e dittatori sono alterati dalle maschere mediatiche delle icone della comunicazione di massa, una inconsolabile Disneyland degli orrori dove il male ha la peggio sulla insana e prosciugante corsa al consumo. L’artista milanese dipinge col mezzo digitale un desolante scenario della società moderna dalle cromie pop, evocando la diffusa desensibilizzazione verso ciò che accade indisturbato sotto gli occhi di tutti, con il dito puntato soprattutto verso noi stessi, che abbiamo sostituito la pubblicità alla morale.

I rassicuranti volti di Micky Mouse e Ronals McDonald svettano grotteschi nella loro tragica serenità inconsapevole, saltando sopra il Muro di Berlino, addentrandosi dentro le volitive pareti di Auschwitz, sfoggiando armi di distruzione di massa come in una televendita di prodotti per bambini. Le immagini mediatiche hanno costruito un mondo fuori dagli occhi fatto di alterazioni glamour e irresistibili, oscurando sotto il tappeto la realtà degli avvenimenti. Perché preoccuparsi di un genocidio ormai passato quando puoi avere un vestito di moda attualissimo, perché non smussare gli angoli appuntiti della verità e venderla ripulita dalla coscienza critica con un packaging lustrato e fittizio?

“La stupidità ha fatto progressi enormi. È un sole che non si può più guardare fissamente. Grazie ai mezzi di comunicazione, non è più nemmeno la stessa, si nutre di altri miti, si vende moltissimo, ha ridicolizzato il buon senso, spande il terrore intorno a sé” (Ennio Flaiano)

In una società dove è lecito essere anticonformisti soltanto nel modo giusto e approvato, Papeschi recide le connessioni della corteccia mediatica e ricollega con la leggerezza di brillanti colori il genere umano con la sua surreale realtà.

Clarissa Tempestini

Sottotetto Caserma dell’Artiglieria di Porta Verona

OPENING Venerdì 22 luglio h 18.30

Peschiera del Garda

2011
06.12

17.6 – 25.6
opening 16.6 | 7pm

Histrionic, ironic, iconic, Max Papeschi’s Trash Pop is
the logic, direct consequence of Pop’s decadence.
We will bitterly smile.

Enjoy us at the
SineDieProjectRoom 4th floor
KH Tacheles Berlin
Oranienburgerstr. 54-56a

2011
06.07

Paolo Cappelletti | Gallery

presenta:

Happy Birthday, Mr Papeschi

Max Papeschi’s Birthday Party

Martedì 14 giugno 2011, dalle ore 22:00

Paolo Cappelletti | Gallery

Via Luciano Manara 15 (4° piano), Milano

T +39 02 91 53 30 08

M +39 335 41 27 47

paolo@paolocappelletti.net

www.paolocappelletti.net

2011
06.05

Max Papeschis Antwort auf den American Way of Life

Ein gigantischer Atompilz steigt gen Himmel, GIs bombardieren Bagdad und in Auschwitz brennen die Öfen – aber hey, alles halb so schlimm! Es gibt ja schließlich Micky Maus und Miss Piggy, die das Übel dieser Welt mit unverwüstlich guter Laune weglächeln. Italo-Künstler Max Papeschi geht das tierisch auf die Nerven, seine Antwort auf den American Way of Life ist deshalb eine politisch absolut inkorrekte: Für Mausi, Schweindi und Co. geht’s ab an die Front! Die Collagen schockieren, polarisieren und imponieren – in „Heute“ sucht er eine Austro-Galerie und verrät, was er gern mit Mozart anstellen würde.

„Heute“: US-Ikonen verwandeln sich  in einen kollektiven Albtraum. Warum?
Max Papeschi: „Mit Micky Maus und seine Freunden hab’ ich mich immer unwohl gefühlt. Ich bevorzuge japanische Roboter, rassistische Kriegshetzer: Sie sind sterblich! Außer bei Bambis Mutter hat Disney dieses Konzept stets ignoriert.“

Sie wollen den Schrecken einer Lebensart entblößen. Was ist denn so verwerflich?
„Meine Kunst ist keine Kritik an der US-Kultur, sondern an globalisierten westlichen Kommunikationssystemen. Und die meisten Ikonen sind eben amerikanisch.“

Sie stammen aus Italien und wohnen da. Ist das Leben besser als in den USA?
„Nein, ich würde nie behaupten, dass Italien ein besseres Land ist als die USA. Aber das Essen ist auf jeden Fall besser!“

Stichwort Roberto Saviano: Der italienische Autor enttarnte die Mafia und gilt jetzt im eigenen Land als „Nestbeschmutzer“. Er macht das Volk für seine schlimme Situation mitverantwortlich …
„Ich bewundere seine Arbeit und gebe  ihm recht. ,Selbst schuld, wer sich selbst schadet‘, so das Motto in Italien. Deshalb werden Kriminelle in Ruhe gelassen, nur um die eigene Ruhe nicht zu gefährden. Menschen, die eigentlich ins Gefängnis gehören, werden ins Parlament gewählt!“

Und warum lassen Sie dann nicht „Ihren“ Pinocchio mit Nazi-Binde posieren?
„Abwarten. Das werde ich, früher oder später. Aber dafür braucht’s ein italienisches Szenario. Ich beobachte mein Land!“

Wie lassen Sie sich inspirieren?
„Ich lausche Mozart. Am allerliebsten sein Requiem. Es ist einfach fantastisch.“

Was würden Sie mit Wolferl anstellen, wenn er eine Collage schmücken würde?
„Mozart ist ein Punk ante litteram. Ich würde ihn als Sid Vicious (†, Ex-Bassist der Band ,Sex Pistols’, Anm.) inszenieren, auf einem Plattencover mit Antonio Salieri als Nancy (†, dessen Groupie, Anm.).“

Haben  Sie schon  in den USA ausgestellt?
„Ja, in einer Gruppenschau. Aber so richtig geht’s erst 2012  los.“

Und in Österreich?
„Nein, aber eine Ausstellung in Wien wäre genial. Wenn eine Galerie interessiert ist, bitte gerne melden!“

Maria Dorner

www.heute.at


2011
04.27

An absolute and irriverent preview of Max Papeschi’s new works. Only for Abnormals Gallery, Berlin.

Abnormals Gallery Berlin is pleased to present the upcoming exhibition of the destabilizing artist Max Papeschi, that will take place the 14° of May 2011, in the headquarter of Linienstraße 154, Berlin Mitte.

Papeschi will exhibit in exclusive for Abnormals and for the city that supported his art from the very beginning, “The Golden Age”, a show made of 14 totally new pieces.

An absolute Preview. Absolute Abnormals.

The new Papeschi’s artistic research puts aside the pop icons of the mass communication and approaches a new, more intimate and keen horizon, keeping his identifiable digital language. The artist will display photomontages combining the body of the most authoritarian figures of the Earth with newborn baby faces. This aims to underline the obvious inability of our leaders to face complex and vital issues of the globe. The powerful personalities that rules our world are in fact childish and incapable big boys.

The exhibition will be curated by the young Clarissa Tempestini, and it is going to celebrate the great job that Abnormals has done in Berlin. The golden age of this gallery in the german capital has come to an end, but it is a happy ending, a new beginning for another, much richer and creative era. The golden age of the world is definitely over, but the one of Abnormals Foundation is just about to rise again.


Abnormals Gallery

Berlin Mitte

Linienstraße 154

10115 Berlin

Telephone: +49 30 279 088 19 (Office)

E-mail: berlin@abnormalsgallery.com cla.tempestini@gmail.com

Wesite: www.abnormalsgallery.com